Write-up

“(…) In ideale collegamento con la mostra di dipinti, disegni e documenti inediti del gesuita Fratel Venzo (…) le due “Arianne” hanno interpretato in modo ideale e originale il pensiero fondativo del pittore: “…cerco sempre l’invisibile nella natura…” tessendo un “filo rosso” tra la sensibilità del fratello e la loro innovativa creatività contemporanea. (…)”

Flavia Casagranda, Geo-Grafie visive, 2018

“(…) Nei lavori di Sperotto non vi sono cieli tersi ma la tavolozza scura indica un cambiamento, dove pioggia e vento porteranno a nuovi cieli. Per la prima volta appaiono nelle tele dell’artista ambientazioni candide, immerse nella nebbia o nella neve: nel silenzio meraviglioso generato da queste atmosfere surreali, l’uomo riposa la mente per sedimentare le esperienze vissute attraverso i vissuti delle persone incontrate durante il cammino. La luce o l’ombra percepite nelle relazioni influenzano i nostri percorsi.
(…) Nelle grandi tele di Arianna Sperotto il nostro sguardo è invitato ad entrare e a percorrere le vie di cui non vediamo la fine. In ogni quadro le strade tagliando in diagonale la tela creando quella dinamicità propria del viaggiatore. Ma nel silenzio della nebbia ci fermiamo e proseguiamo adagio. (…)
La memoria non è solo un magazzino ma la testimonianza della continuità dell’esistenza: la consapevolezza di aver avuto una storia e di poterne scrivere una, di aver vissuto tempi e spazi come cornici per vicende, di aver incontrato persone, di aver vissuto relazioni ci fa essere consapevoli del presente. (…)”

Francesca Rizzo, luce, 2017  

 

“Con “Interferenze”, Arianna Sperotto rende riconoscibile il suo lavoro di paesaggista del colore e della materia.
Le sue opere, una serie di superfici impostate sui paesaggi orizzontali, richiamano certi deserti dell’Arizona visti al cinema, o toppe di pianura padana da primo neorealismo in pellicola, nell’immancabile bagliore delle nebbie. È la densità della materia utilizzata, grumosa e stesa nei toni plumbei, a chiedere l’interesse dello spettatore per un traliccio elettrico incuneato nel vuoto oscuro che si ha davanti, come se la sua missione di tramite continuasse, indipendentemente dalla serialità di quell’elemento umano che è solo utile.
Risulta affascinante, nel dipinto come in certe foto di deserti verdi e di terra quali sono le pianure,  immaginare che il paesaggio, privato dei caratteri di veduta, di valori bucolici, di immaginette religiose e contadine, sia un palinsesto di raccoglimento abbandonato al silenzio e all’ecosistema produttivo coltivato dal lavoro dell’uomo.”

Davide Fiore, Interferenze,  2015

 

 

“Terra che affiora dalla superficie della tela, tra accennate colline.
Nuvole di tempesta all’orizzonte.
La scia lasciata dall’aratro verso un infinito campo.
Questo è il paesaggio all’interno del quale Arianna Sperotto muove la sua ricerca. I colori e le forme contribuiscono a creare un perfetto equilibrio, i pigmenti si materializzano al tatto e, sulla tela, si ricrea una composizione coerente e sensata di un campo brullo, desolato, privo di vita, che suscita la sensazione di qualcosa di perso, ma che avrebbe potuto fruttare e realizzarsi, dove l’uomo lascia un unico segno: il solco dell’aratro.
Uno spazio psicologico nel quale si affrontano realtà ed immaginazione, in cui il sogno diventa padrone dei pensieri che trovano sfogo nell’istintiva gestualità dell’artista e nel colore: come il filo che conduce Arianna verso l’uscita da quell’immenso labirinto. “

Greta Minato, _ a luci spente _